I classici

Perdonatemi se non leggo tutto quello che viene scritto e magari mi perdo qualche passaggio, però rispondo solo a una cosa: voi non eravate presenti alla partita nella quale la ragazzina ha battuto il nostro “campione”, quindi non potete sapere cosa sia successo. Il nostro campione, che si vantava di essere un grande esperto, arrivato al tavolo ha subito pensato che la ragazzina fosse il ventre molle nel quale affondare il suo coltello. Ha iniziato trattative con lei pensando di farsela su con facilità e lei è stata al suo gioco. Non c’è stata nessuna fortuna, ma solo calcolo matematico. Ha accettato scambi che il nostro campione riteneva vantaggiosi, ma che non lo erano affatto, lei ha gestito gli acquisti delle case in modo perfetto e ha semplicemente aspettato che i numeri (non la fortuna) facessero il resto. Detto questo, ho letto che la dimostrazione che si tratti di un gioco di fortuna è data dal fatto che non ci sono campioni consolidati. Può essere un punto, però ho anche letto, come sempre, che, di fianco a Monopoly, come gioco di fortuna viene collocato Risiko. Ecco, allora provate ad andare a un torneo di Risiko di quelli ufficiali e poi ditemi quante volte ne uscirete con la vittoria in mano. A livello nazionale ci sono giocatori che sono arrivati alle finali numerose volte. Il discorso di fondo è sempre lo stesso e lo è da quando mi occupo di giochi: la grande colpa di Monopoly e Risiko è quella di vendere più degli altri e questo, per alcuni, è insopportabile. A quel punto si deve necessariamente creare un distinguo fra gli “intelligenti” che giocano certi giochi di “qualità” e quelli che giocano a Monopoly e Risiko (che per sillogismo sono quindi meno intelligenti) e, per giustificare questa divisione del tutto arbitraria, si tenta di sostenere che Risiko e Monopoly siano giochi scadenti sotto mille punti di vista. Ecco, io invece ritengo proprio questo insopportabile. Io considero mio amico e degno del massimo rispetto chiunque decida di aprire una scatola di gioco e sedersi intorno al tavolo a giocare con altre persone. Che sia Monopoly, Risiko, Ticket to Ride, Tzolkin o la Tombola, non me ne frega assolutamente nulla e se quel gioco a me non piace, ma piace a una moltitudine di altre persone, non definirò quel gioco scarso e quelle persone poco intelligenti perché non hanno i miei gusti. Quando sono entrato professionalmente nel mondo del gioco, se un gioco non aveva mezzo migliaio di counter, una mappa esagonata, un regolamento da 20 pagine e una durata non inferiore alle 4/5 ore, per me e quelli che giocavano con me, non era un gioco. Anch’io a quell’età avrei voluto che ci fossero quelli di giochi al supermercato e non Monopoly, ma quando uscì la rivista “Pergioco” che aveva nel sottotitolo “la rivista del gioco intelligente”, io iniziai la mia personalissima polemica con questo modo snob di intendere quella che era anche la mia passione. Io appartenevo a una elite di appassionati, ma mi era ben chiaro che, in fondo, altro non facevamo che giocare con i soldatini e non volevo affatto sentirmi superiore agli altri per questo. Proprio questa apertura mentale mi ha consentito di continuare a giocare ai miei giochi preferiti e, al tempo stesso, occuparmi di Risiko e Monopoly professionalmente.
Spartaco Albertarelli responsabile Editrice Giochi

Pubblicato da uacmio47

manifestazione ricominciamo dal futuro

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